Anche Sergio Pirozzi lo ammette: “La questione è complessa”. Lo sanno i cittadini di Umbria, Lazio e Marche che da due anni ormai combattono con quel che rimane del terremoto che ha messo in ginocchio il loro territorio. La gestione del sisma, passata da Errani alla De Micheli, è da tempo motivo di polemica. Polemica che ora il consigliere regionale del Lazio e Presidente della Commissione emergenze e grandi rischi ha rinfocolato dai microfoni di Radio Cusano Campus. Il tema del giorno è la possibilità che i terreni su cui oggi sono edi×cate le Sae, ovvero le casette dei terremotati, possano un giorno essere espropriate. “Era una soluzione che avevamo già ri×utato a gennaio 2018 – aveva spiegato qualche giorno fa il sindaco di Amatrice, lanciando l’allarme – e che invece non solo non è stata stralciata ma anzi: gli si da attuazione aprendo così la strada alla futura speculazione. La Presidenza del Consiglio chiede alle Regioni, con una lettera datata 20 giugno, quanto gli costerebbe espropriare tutte le aree dove sono state realizzate le cosiddette ‘casette’. Il 95% di questi terreni è agricolo. Facile immaginare come basterebbe, in una futura amministrazione, cambiare la destinazione di questi terreni, aprendo la strada alla speculazione edilizia che deturperebbe i nostri borghi e non solo”.

Ecco. È quel “non solo” a preoccupare oggi Pirozzi. Perché una delle ipotesi che il sindaco di Amatrice mette in campo è che in futuro quelle Sae ×niscano ad ospitare i migranti. “Come è successo per gli sms solidali e oggi accadesse questa cosa, si tradirebbe il patto tra Stato e cittadini. Sitratta di 530 abitazioni in un parco nazionale, signi×ca deturpare ilterritorio. Queste case sono provvisorie, immagina il giorno che le persone tornano nella loro originaria abitazione, le case rimangono lì e potrebbe succedere di tutto. Potrebbe succedere che il prefetto decida di dare quelle case ai rifugiati, che nel 95% vengono in Italia per motivi economici, non sono quelli che scappano da guerre e carestie”. L’idea del sindaco, invece, è quella di riconsegnare i terreni su cui sorgono le casette (una volta ×nita l’emergenza) alla loro funzione. Ovvero a quella di terreni agricoli. (Fonte)

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