Eroi per vocazione. Non certo per soldi. I 12 soccorritori che mercoledì sera si sono incamminati a piedi sotto la tormenta camminando nella neve alta per otto chilometri, arrivando per primi all’hotel Rigopiano sommerso dalla slavina, non si arricchiscono certo con un lavoro che mette a rischio le loro stesse vite.

Hanno sfidato intemperie e pericoli, infilandosi tra le macerie, scavando nella neve altissima ma fragile sopra di loro, e tutto per il «solito» stipendio. Quanto guadagnano ce lo spiega uno di loro, finanziere da quasi 30 anni, da una decina nel soccorso alpino. «Diciamo che la media è sui 1.800 euro», racconta con qualche pudore, «poco più per chi ha incarichi di comando, poco meno per qualcun altro, ma la busta paga è intorno a quella cifra», specifica. Per poi aggiungere, ottimista: «Anche se tra assegni familiari, se si hanno figli, e sommando eventuali festivi e indennità, si può arrivare a 2000 euro». Insomma, la busta paga di un «eroe» è ben al di sotto di quelle della casta. D’altra parte i politici, nel nome del rigore, hanno dimostrato di essere poco propensi a lavorar di forbice su loro stessi. E fin troppo disinvolti quando si tratta di tagliare i fondi destinati a sicurezza ed emergenze.

A rimarcarlo è un blogger del Fatto, Alberto Crepaldi, che spulciando il bilancio 2017 della presidenza del Consiglio annota i nuovi stanziamenti previsti: 45 milioni di euro per il G7 di Taormina, 201 milioni per il personale (7 in più rispetto al 2016), 90 milioni in più per i contenziosi. E persino 100mila euro destinati a iniziative per «valorizzare e diffondere» il tema delle riforme costituzionali e istituzionali, come se il Referendum non avesse mandato a casa Renzi. (giornale.it)

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