Ci diamo del Tu, vero, Collega?

No, Avvocato, mi dispiace. Se Lei vuole darmi del tu, faccia pure, io continuo a darle del Lei, preferisco così.
Ma perchè?
Vede Avvocato, un motivo c´è, ma se non lo ricorda non ha importanza.
Il Collega continua l´udienza, ogni tanto alza gli occhi e mi guarda perplesso. Poi torna alla carica.Quale è questo motivo, Collega?
Avvocato, veramente, se Lei non ricorda vuol dire che per Lei non è importante. Quindi lasciamo stare.
8 giugno 1992: come se fosse ieri. E´ stampato nella mia mente.
 
Vai, Giuseppe, bisogna andare a questa udienza, è importante, non possiamo mancare. Vai, dici quello che devi dire e torni a casa.
 
Vado. Cari Colleghi, così e cosà, fatemi andare a casa, datemi un rinvio per favore.
Ma figurati, ma certo, ma che cosa sei venuto a fare, ma non lo devi nemmeno dire. Siamo con te.
 
Tutti: meno te, caro Avvocato che adesso vai cercando da me il Tu di colleganza.
E´ inutile che mi guardi. E´ inutile che fai quella faccia contrita, se non ti ricordi di cosa stiamo parlando.
La domanda che ho fatto a te, quella mattina dell´8 giugno 1992 presuppone due cose. Che io, Avvocato, compia fino in fondo il mio dovere e che quindi venga in udienza anche in una situazione così particolare.
E l´altra è che tu, Avvocato, semplicemente ti metta sugli attenti e dica “Vai subito a casa, qui ci pensiamo noi e gli altri Colleghi“.
La mia domanda, gentile Avvocato, era molto semplicemente questa: “Mia madre, Tua Collega e procuratrice insieme a mio padre della parte che oggi è chiamata a discutere questa udienza complessa con otto parti, sta morendo. E´ entrata in coma ieri sera. Sono venuto ad onorare il nostro lavoro. Mi dai per favore un rinvio, e discutiamo un altro giorno?
Tutti mi hanno detto sì. Tutti meno te. Hai voluto discutere. Mi hai costretto a discutere con le lacrime agli occhi. Ho discusso con la testa alta ma con il cuore a casa, senza sapere se augurarmi che mia madre morisse e smettesse di soffrire o resistesse e io potessi vederla rendere l´anima al Signore.
Io sono tornato a casa alle 2 di pomeriggio. Mia madre se ne è partita alle 17,45, accompagnata dalle campane che a quell´ora suonano l´Ave Maria.
Ed eccoci qua, io e te. Uno di fronte all´altro. Sono passati anni, e io ti ricordo come se fosse ieri. Mi chiedi di ricevere il Tu: ma lo sai cosa vuol dire quel Tu, Avvocato?
La colleganza, il rispetto tra Colleghi, la capacità di difendere la propria parte senza offendere controparte ed il Collega, la capacità di confrontarsi. Questo vuol dire darsi del Tu. Sinceramente, pensi di meritaterlo?
Mi dispiace, da me il Tu non l´avrai mai. E se non ti ricordi perchè, vuol dire che proprio non te lo meriti.
Giuseppe Caravita
Uno dei 250mila (avvocati)

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