Senna Lodigiana, 12 aprile 2017 – Mancava un soffio e la casa sarebbe finita in vendita. E, così un ex imprenditore di 65 anni residente a Senna, oltre ad essere oberato dai debiti, «colpevole» solo di aver lavorato tutta la vita, ma di non essere riuscito a tenere in piedi la propria azienda, avrebbe rischiato seriamente di finire sulla strada senza un tetto sopra la testa. Ed invece, il 3 marzo scorso, il Tribunale di Lodi, con una sentenza senza precedenti, ha sancito che la casa non è un bene qualsiasi ed ha sospeso la procedura di alienazione. Protagonista della vicenda a lieto fine è, appunto, un 65enne che, con la moglie, vive nella propria abitazione finita all’asta. A causa del mancato incasso di somme ed oppresso dal peso degli interessi bancari, nel 2007 l’uomo è stato costretto a chiudere la propria azienda, accumulando un debito molto maggiore dei beni a sua disposizione, casa compresa. Ma proprio l’eccesso di debiti e l’impossibilità di farvi fronte ha determinato la decisione dei giudici: quell’asta non s’ha da fare, nel nome del principio che gettare sul lastrico chi è in difficoltà non aiuta certo a ripagare i creditori. Sono stati gli avvocati Monica Pagano, Danilo Griffo e Matteo Marini con Laura Girelli a strappare una sentenza positiva dal giudice, appellandosi alla cosiddetta legge «salva suicidi», la numero 3 del 2012 che, in pratica, stabilisce che l’esecuzione non possa proseguire se l’insolvente è sovra-indebitato. “L’ex imprenditore e la moglie – ha sottolineato l’avvocato Pagano – si trovano in una situazione economica non idilliaca per colpe non imputabili a loro e la perdita della casa avrebbe rappresentato una violazione dei basilari principi di solidarietà del nostro ordinamento”. Hanno, ovviamente, tirato un sospiro di sollievo anche i coniugi. “Nessuna fuga dai debiti – hanno voluto precisare –, ma se la nostra casa fosse stata venduta all’asta saremmo rimasti senza un tetto sulla testa e di certo non si sarebbe risolto il problema della morosità. La situazione insomma sarebbe soltanto peggiorata”. Lo spirito della legge, che si rivolge ai privati, alle piccole imprese non fallibili e ai professionisti, fissa dunque alcuni «paletti» importanti: cioè stabilisce che l’accanimento non paga e che chi ha delle pendenze può continuare a disporre di un bene primario come la casa per trovare soluzioni che estinguano gradualmente il debito. (di MARIO BORRA)

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