Celebrata nei film, nelle canzoni, nelle sculture, nel costume stesso della società italiana, la mitica Vespa Piaggio, proprio nei giorni dell’impazzimento per il design italiano, ottiene anche un riconoscimento giuridico senza precedenti dal Tribunale di Torino e si trasforma ufficialmente in un’opera d’arte di cui viene tutelato il diritto d’autore. Come una canzone o un quadro, la Vespa, progettata nel 1946 su disegno dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Acsanio, diventa (idealmente) patrimonio dell’arte nazionale.

La sua forma stessa, scrivono i giudici, va considerata come un unicum che non può essere copiato in alcun modo. A dispetto della Zhejiang Zhongneng Industry Group, società cinese che già aveva iniziato a duplicarla, produrla, esportarla e importarla da noi con il modello «Ves». La decisione, che rappresenta un’innegabile vittoria per il gruppo Piaggio e, tutto sommato, un giusto riconoscimento per una delle bandiere del design italiano venduta in tutto il mondo (e già penalizzata dalle recenti decisioni sui dazi americani) ha un valore particolare – sebbene si tratti di decisione di primo grado, dunque suscettibile di riforma in appello – perché, come scrivono i giudici della sezione specializzata di Torino (presidente Silvia Vitrò) accogliendo le richieste del professore e avvocato Giuseppe Sena e del suo collega Vincenzo Urso, esiste un «diritto di forma» che è poi quello tridimensionale della moto nella titolarità della società di Pontedera. «La forma della Vespa – scrivono – è senz’altro nota come oggetto di design industriale e nel corso dei decenni ha acquisito talmente tanti riconoscimenti dell’ambiente artistico (e non solo industriale) che ne ha celebrato grandemente le qualità creative e artistiche, da diventare un’icona simbolo del costume e del design artistico italiano». E per dimostrarlo, i giudici si sono riguardati la pubblicistica nata intorno alla moto, simbolo di libertà giovanile.

«Risulta da innumerevoli pubblicazioni, mostre, premi e riconoscimenti, esposizioni presso le collezioni permanenti di prestigiosi musei quali la Triennale di Milano, il Moma di New York e altri in tutto il mondo». Di più. Per i magistrati la Vespa nazionale è paragonabile a un «mito». «Risulta ancora da innumerevoli presenze in film, pubblicità, fotografie che hanno come protagonista questo mito …». Per il professor Sena, si tratta di una «vittoria della creatività italiana».

«Questi plurimi ed eccezionali riconoscimenti – concludono infatti i giudici – da parte di numerosi e importanti istituzioni culturali che annoverano la Vespa tra le espressioni più rilevanti del design, confermano il suo carattere creativo e il valore artistico». Per i giudici la tutela va estesa dai primi modelli del 1948 fino ad oggi, passando in particolare dal modello Vespa LX del 2005, che era quello sul quale avevano fatto ricorso i cinesi della «Ves» (furbissimi, diminutivo di vespa…) sostenendo che il loro prodotto non poteva essere considerato un clone. (Paolo Colonello)

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