Gli edifici tradizionali cinesi e giapponesi sono realizzati in modo da avere come sistema principale un telaio in legno, composto da centinaia di pezzi che ne determinano la geometria architettonica e la logica organizzativa con una rigorosa combinazione d’incastri e di appoggi. La peculiarità di questi edifici non sta tanto nel loro sviluppo planimetrico – che non può che essere modulare – quanto nella loro sezione, che risalta il rapporto statico tra i vari elementi che compongono il telaio.

Gli elementi che costituiscono l’edificio tradizionale si possono sinteticamente così suddividere: fondazioni in mattoni o pietre; pilastri, travi ed arcarecci in legno, uniti tra loro mediante incastri di vario genere; murature (fungono solo da tamponatura, non hanno nessun tipo di compito portante all’interno della struttura ); copertura con tetto a falde.

Il volume Al di là di ciò che vedi. Le strutture in legno ad incastro in Cina e Giappone, e la loro resistenza ai terremoti, di Alessandro Astore, dopo aver analizzato il legno e il suo utilizzo nell’architettura giapponese e in quella cinese – che sfrutta il fatto che il legno abbia una resistenza a trazione circa quattro volte maggiore rispetto all’acciaio, e una resistenza a compressione superiore a circa sei volte quella del calcestruzzo – dedica un capitolo ad hoc ad ognuno di questi elementi. Il tutto è corredato da chiare illustrazioni.

Il capitolo sulle connessioni ad incastro è senza dubbio il cuore dello studio di Astore sulle costruzioni tradizionali in Cina e Giappone, e si configura quasi come uno studio monografico sui giunti in legno. È stata stimata l’esistenza di più di 400 tipologie diverse di giunti (quelli giapponesi traggono origine da quelli cinesi), alcuni dei quali riservati solo ad una determinata tipologia di edificio (residenza, templi e pagode, palazzi governativi); nel volume sono presentati, illustrati e analizzati quelli principali, specificando la loro conformazione ed il loro utilizzo nelle strutture in legno delle costruzioni tradizionali cinesi e nipponiche.

Un capitolo, infine, è interamente dedicato alla resistenza di queste strutture al terremoto e cerca di rispondere all’annosa domanda Perché le costruzioni tradizionali cinesi e giapponesi in legno resistono ai terremoti? La risposta è da ricercare nelle caratteristiche distintive proprie delle costruzioni, il loro sviluppo planimetrico, le facciate, la struttura, le fondamenta, che in questo capitolo sono analizzate proprio dal punto di vista statico.

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