Condizioni di lavoro finite sotto i riflettori ripetutamente negli anni, culminate poche settimane fa in Europa con uno sciopero durante il Black Friday

Pause a tempo per i bagni, timer per controllare che un lavoratore stia imballando abbastanza scatole, e forse presto i braccialetti che controllano la produttività. Non è facile la vita per i dipendenti di Amazon, azienda che ha puntato tutto sull’economicità ed efficienza delle spedizioni. Condizioni di lavoro finite sotto i riflettori ripetutamente negli anni, culminate poche settimane fa in Europa con uno sciopero durante il Black Friday, giornata simbolo per il colosso dell’eCommerce. Condizioni che a volte sono state accostate a quelle della cinese Foxconn, nota come la fabbrica dei suicidi.

Fra i primi a sollevare il velo sulle condizioni dei lavoratori di Amazon, il New York Times con un’inchiesta del 2015. “L’azienda sta conducendo un esperimento per capire quanto può spingere sugli impiegati per soddisfare le sue sempre più grandi ambizioni”, scriveva allora il quotidiano della Grande Mela raccontando di turni sfiancanti, mancanza di aria condizionata, impiegati costretti a mandare e-mail anche in orari notturni o obbligati a fare la spia sulle performance degli altri colleghi, controlli durante la pausa bagno, crisi di pianto. “Credo fermamente che chi lavora in una società che è davvero come quella descritta dal New York Times sarebbe pazzo a rimanere. Io la lascerei”, aveva risposto Jeff Bezos. Ma ad aggiungere altri particolari un’inchiesta della Bbc, di qualche mese dopo: aveva infiltrato un suo giornalista tra i camionisti impiegati in agenzie che lavoravano per Amazon, documentando anche in questo caso turni impossibili.

Le polemiche sulle condizioni di lavoro nel colosso di Seattle non si sono placate negli anni. Anche in Germania, fulcro e motore dell’Europa unita, i dipendenti hanno iniziato le prime proteste nel 2013 e hanno scioperato poche settimane fa durante il Black Friday, giorno di punta per il colosso americano. Stessa protesta, nello stesso giorno in Italia al deposito di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, dove i ‘pickers’, chi lavora nei magazzini, percorre dai 17 ai 20 chilometri al giorno per movimentare le spedizioni. “Il pacco è per Amazon”, avevano scritto in uno striscione. Ma la vertenza è ad oggi in stallo. (Fonte)

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