Per vent’anni lo hanno visto costretto sulla sedia a rotelle. Era invece pienamente in grado di camminare e di svolgere lavori pesanti, utilizzando persino piccone e attrezzi da muratore. Per la Procura di Chieti non è un miracolo, ma una truffa di V.S. verso Inail e Inps, che dal 1991 al 2015 gli hanno erogato la pensione di invalidità, l’assegno di accompagnamento e materiale sanitario, carrozzella di ultima generazione compresa. Il falso invalido di Casalincontrada, ora 70enne, è sotto processo per aver incassato oltre 635 mila euro: l’accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’uomo è stato incastrato dalle fotografie scattate da un vicino con il quale era in lite e dai filmati girati da un altro residente.

Bisogna tornare indietro di quasi trent’anni per capire a fondo la vicenda. Il 14 settembre del 1991 V.S. rimane coinvolto in un incidente stradale mentre sta andando a lavoro alla Laterizzi Valpescara, riportando fratture alla spina dorsale. L’Inail lo indennizza perché «la sua capacità lavorativa risulta ridotta del 100%». I primi sospetti su di lui emergono nel gennaio del 2012, quando arriva un esposto ai vigili urbani. Un vicino fotografa V.S. mentre, insieme alla moglie, si trova all’esterno della sua abitazione: li accusa di aver danneggiato la rete fognaria alla quale lui è allacciato. Il comandante della polizia municipale, che conosce personalmente il 70enne e lo ha sempre visto sulla sedia a rotelle, avvisa subito la Procura. Ma indagare non è facile, perché la casa dell’uomo è circondata da un’alta recinzione in tufo. Gli agenti vengono comunque in possesso anche delle riprese di una telecamere di un altro residente, in cui si notano il 70enne e la moglie impegnati in attività di giardinaggio.

«L’uomo – si legge sull’informativa – si maschera o tenta di farlo con un passamontagna, ma è identificabile in V.S.». In alcuni fotogrammi, impugna un piccone e indossa un giubbino che gli fu regalato dal vicino che lo ha poi smascherato: a riferirlo agli investigatori è stato lo stesso accusatore. «L’indubbia prova di colpevolezza – scrive la municipale – è che in un frangente la coppia, per nascondersi ai passanti, si abbassa per eludere la pur scarsa possibilità di essere vista, per poi rialzarsi una volta scongiurato il pericolo». Per il pm Giuseppe Falasca, che ha delegato altre indagini alla sezione di pg dei carabinieri, l’imputato ha ingannato «funzionari e medici preposti al riconoscimento dei benefici conseguenti al suo apparente stato di disabile e ai successivi controlli, simulando la totale incapacità di deambulare»: è invece in grado di camminare «in piena autonomia e anche di compiere lavori con attrezzi da muratore». L’anziano, difeso dall’avvocato Roberto Di Loreto, nega tutto e sostiene di non essere lui quello delle foto. Prossima udienza, davanti al giudice Isabella Maria Allieri, il 18 dicembre. Pm d’aula Natascia Troiano, mentre Inail e Inps si sono costituiti parte civile con gli avvocati Massimo Cassarino e Raffaele Esposito.

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