Non si vede ancora la luce un fondo al tunnel per l’economia di Ancona. Il Pil della provincia cresce poco e meno della media regionale e nazionale. Il mercato del lavoro è in sofferenza come anche le imprese, dal manifatturiero alle costruzioni fino al commercio, mentre l’accesso al credito è sempre più ristretto. È il quadro desolante che emerge dal consueto rapporto statistico annule realizzato dalla Camera di Commercio di Ancona, e presentato in occasione della “Giornata dell’Economia”.

IL QUADRO GENERALE Insomma, le Marche risultano tra le regioni meno dinamiche del panorama nazionale ed in esse non brilla la provincia di Ancona. La crescita della regione è del +1,0%, di poco superiore a quella di Ancona che registra un +0,9%, contro un 1,5% della media nazionale (anno di riferimento 2016).

IL MERCATO DEL LAVORO Il 2016, un anno nero per l’occupazione. Rispetto al 2015 peggiorano tutti i tratti caratteristici del mercato del lavoro: regrediscono infatti di circa un punto percentuale sia il tasso di attività, che si ferma a 71,2%, sia quello di occupazione (64,3%), mentre il tasso di disoccupazione sale, seppure debolmente (9,5%, un decimale in più). In termini assoluti nella provincia diminuiscono i numeri degli occupati, delle forze di lavoro e, anche se lievemente, quello dei disoccupati. Dunque, un quadro tutt’altro che favorevole al quale si aggiunge l’aumento delle ore autorizzate di cassa integrazione, che, considerando tutte le tipologie (ordinaria, straordinaria e in deroga) fa rilevare un incremento del +14,9%, in controtendenza sia con quello delle Marche -7,5% sia con quello del Paese (-14,8%). Timidi miglioramenti solo per ciò che riguarda i giovani tra i 15 e i 24 anni, con riferimento ai quali il tasso di disoccupazione riscontra una moderata riduzione, attestandosi al 31%, una performance migliore di quella nazionale, sopra al 37%

LE IMPRESE Ancora segno meno per le imprese della provincia di Ancona, in particolare per effetto dei settori più tradizionali. Prosegue, invece, la crescita delle società di capitali, anche grazie alle nuove forme giuridiche delle società a responsabilità limitata semplifcate. Se a livello nazionale si amplia il tessuto imprenditoriale (+0,68%), a livello locale si conferma l’andamento in controtendenza sia delle Marche sia della provincia di Ancona, che fanno rilevare tassi di crescita annuali negativi, pari rispettivamente a -0,17% per la regione e a -0,38% per la provincia dorica. La rilevazione Movimprese condotta da Unioncamere–Infocamere sui dati dei registri imprese camerali, indica pertanto che al 31 dicembre 2016 le imprese registrate della provincia di Ancona sono 46.524 imprese, di queste quelle attive sono 40.658. Numeri che segnano un nuovo record negativo nella serie storica degli ultimi anni. Nell’ultimo quinquennio nella provincia di Ancona il numero delle iscrizioni si è mantenuto costantemente al di sotto della soglia delle tremila unità, che in precedenza era stata invece superata in tutto il periodo dal 2004 al 2011. Ancora una volta, è positivo l’andamento delle società di capitale (+3,30%), mentre sono negativi quelli delle società di persone (-1,41%) e delle imprese individuali (-1,55%). Debolmente positivo risulta infine il tasso delle “altre forme giuridiche”. La vitalità delle società di capitale, costantemente rilevata negli ultimi anni nella provincia di Ancona, come a livello nazionale, si è spesso confrontata con andamenti negativi delle società di persone e delle imprese individuali. A fare da leva, molto probabilmente, all’aumentare del numero delle società di capitale, nella provincia, ma anche in Italia, le nuove tipologie introdotte, in particolare le società a responsabilità limitata semplificata. Nonostante la flessione degli ultimi tempi, le imprese individuali costituiscono ancora la maggioranza delle forme giuridiche (55,4%). Le società di capitale, in crescita progressiva, si attestano al 23,5%, mentre le società di persone restano la terza forma per diffusione (18,3%). Si conferma di gran lunga minoritaria la quota delle altre forme giuridiche (2,8%).

I SETTORI ECONOMICI Nel 2016 l’agricoltura, silvicoltura e pesca costituisce il settore di attività economica che in termini assoluti risulta aver perso il maggior numero di imprese. Il saldo annuale dello stock è infatti pari a -224 unità a fine 2016 (al netto delle cancellazioni d’ufficio). L’andamento risulta sfavorevole anche per gli altri principali settori, con le attività manifatturiere che perdono 9 unità, le costruzioni che chiudono l’anno con un -53 e il commercio con -26. Le dinamiche positive di maggior rilievo si riscontrano, al contrario, in settori più piccoli, dei quali il maggiore è quello delle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+89), che raduna a fine 2016 oltre tremila imprese. Positivi sono poi i saldi dello stock del noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+40), delle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (+27), dei servizi di informazione e comunicazione (+24), delle attività finanziarie e assicurative (+19). A fine 2016 il tessuto imprenditoriale della provincia di Ancona è costituito in larga prevalenza da imprese del settore terziario (commercio compreso), che rappresentano il 56,4% delle imprese registrate totali, le attività industriali sono invece il 25%, mentre l’agricoltura, silvicoltura e pesca assorbe il 14,4%.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE Torna a crescere, ma debolmente, l’export della provincia di Ancona (+1,0%) e si attestano a circa 3,8 miliardi di euro, grazie in particolare al contributo delle macchine e macchinari. La crescita è invece frenata soprattutto dalla contrazione degli apparecchi elettrici e del coke e prodotti petroliferi raffinati. Ma resta ancora lontano il livello precrisi. Si tratta di uno dei pochi segnali positivi, che segue un 2015 caratterizzato da un andamento negativo (-6,1%). Diversamente dall’Italia, che ha recuperato da tempo il livello di export che aveva prima della crisi del 2008, le Marche sono recentemente tornate al di sotto di tale soglia, sebbene in lieve misura. Resta ancora lontano tale obiettivo per la provincia di Ancona. Alla modesta crescita delle esportazioni provinciali totali nel 2016 hanno positivamente contribuito in particolare l’Europa 28 paesi (+1,5% l’incremento percentuale rispetto al 2015), l’Asia orientale (+14,2%) e l’Africa (+15,8%). La crescita complessiva è stata invece frenata soprattutto dai Paesi europei non Ue (-6,1%) e dal Medio Oriente (-11,8%). Con riferimento in particolare alle esportazioni di prodotti manifatturieri, la Germania e la Francia restano i principali mercati di sbocco. L’INNOVAZIONE In tema di ricerca e innovazione ancora forti sono i ritardi, a livello locale ancor più che a livello nazionale. Nondimeno le Marche sono seconde in Italia per numero di start up innovative rispetto al totale delle società di capitale. Ancona, in particolare è la quarta provincia per tale indicatore. IL CREDITO Gli impieghi complessivamente forniti al territorio risultano in consistente diminuzione a fine 2016 nella provincia di Ancona, mentre a livello nazionale la contrazione è moderata. Cominciano invece a ridursi le sofferenze bancarie. (A. C.)

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